Ultima modifica: 27 Gennaio 2019
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Progetto continuità – Scuola Primaria Tono Laboratorio: “Considerate se questo è… un bambino”

Nell’ambito del Progetto Continuità, il 24 gennaio 2019, gli alunni della classe 5^ della Scuola Primaria del Tono hanno partecipato al laboratorio “Considerate se questo è…un bambino”, proposto e coordinato dalla docente di Lettere Giusy Andaloro.

Il laboratorio si è svolto presso la Scuola Secondaria di primo grado “Garibaldi”, con la collaborazione dell’insegnante Franca Capone e la partecipazione di alcuni alunni della classe 2A (Angelica Scredi, Gabriele Neri, Gemma Rotina, Maria Laura Aragona, Saida Sfar) che hanno svolto azioni di tutoraggio nei confronti dei bambini della Scuola Primaria.

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, una ricorrenza internazionale che ogni anno commemora le vittime dell’Olocausto, cioè il genocidio perpetrato tra il 1938 e il 1945 ad opera del nazionalsocialismo e del fascismo nei confronti degli ebrei e di molte altre persone ritenute “deboli” e “indesiderabili”.

Una data che è stata scelta poiché in quel lontano giorno del 1945 vennero aperti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando i superstiti.

Come spiegare a dei bambini di cosa è stato capace l’uomo nei confronti di un altro uomo?

Esporre un concetto così doloroso, come la sofferenza e la morte programmata di milioni di persone, i campi di sterminio, può non essere semplice se il nostro interlocutore è un bambino.

Tuttavia è possibile trovare delle tecniche alternative non tanto per spiegare, ma per avvicinare gli alunni al discorso che verrà poi approfondito negli anni successivi.

Il tema dell’Olocausto è stato presentato attraverso la lettura e l’ascolto della video-poesia “La farfalla” di Pavel Friedmann (1921-1944), uno dei quindicimila bambini rinchiusi nel campo di Terezin, poi mandato ad Auschwitz dove ha trovato la morte.

Nella poesia “La farfalla” il ricordo dell’ultima farfalla, vista fuori dal ghetto, simboleggia la sua perduta libertà e l’infanzia negata.

A 74 anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio appunto, resta ancora difficile guardare indietro e raccontare. Soprattutto ai bambini.

Tra i vari campi di concentramento ricordiamo il ghetto di Terezìn, il maggior campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia.

Nel periodo di attività del ghetto – dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione, avvenuta l’8 maggio 1945 – vi passarono 140.000 prigionieri e vi morirono circa 35.000 detenuti.

A Terezin furono rinchiusi professori, musicisti, attori e scrittori che grazie alla loro forza d’animo svilupparono le arti, la poesia, la musica, il teatro e il disegno.

Fra i prigionieri del ghetto di Terezìn vi furono all’incirca 15.000 bambini, anche neonati.

La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz.

I bambini di Terezin amavano disegnare le farfalle, poiché la bellezza di questo piccolo e fragile insetto portava in sé la forza della speranza e della libertà.

LA FARFALLA

L’ultima, proprio l’ultima,

di un giallo così intenso,

così assolutamente giallo,

come una lacrima di sole quando cade

sopra una roccia bianca

così gialla, così gialla!

L’ultima,

volava in alto leggera,

aleggiava sicura

per baciare il suo ultimo mondo.

Tra qualche giorno

sarà già la mia settima settimana

di ghetto.

Ma qui non ho rivisto nessuna farfalla.

Quella dell’altra volta fu l’ultima:

le farfalle non vivono nel ghetto.

Pavel Friedmann

07.01.1921 – 29.09.1944

Durante il laboratorio parecchie sono state le riflessioni e le domande poste dai bambini della Scuola Primaria, tanti i disegni e i pensieri prodotti in memoria di tutti i bambini che persero la vita nei campi di concentramento.

Anche con i più piccoli la scuola deve farsi carico di ricordare e coltivare il passato affinché simili orrori non si ripetano più.

Quando i pochi sopravvissuti, testimoni dell’Olocausto, non ci saranno più, chi dovrà raccontare dei milioni di morti, del filo spinato, dei vagoni blindati, delle camere a gas, dei forni crematori?

Quando l’ultima voce sopravvissuta ad Auschwitz, Birkenau, Dachau si spegnerà, sarà la scuola a fare da registratore e amplificatore. Tanti ragazzi non sanno. Troppi sanno in maniera approssimativa.

Ben venga dunque il Giorno della Memoria e anche il minuto di silenzio.

Ma dopo quel silenzio la scuola e le famiglie non smettano mai di parlarne perché:

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Le parole di Primo Levi sono ancora un monito.

Il dramma della Shoah non deve essere dimenticato, deve essere narrato alle nuove generazioni.

I nostri giovani devono essere consapevoli dell’orrore di cui l’uomo può essere capace quando cade prigioniero di se stesso in un delirio di onnipotenza che può diventare contagioso e assumere una dimensione tragicamente collettiva.

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