Ultima modifica: 29 Novembre 2017
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Al via il primo laboratorio di memoria storica…

La mancanza di trasmissione di memoria tra le generazioni caratterizza il nostro tempo, mentre è sempre più evidente dagli studi sociologici e psicologici che è la memoria, a dare senso all’esistenza individuale, e dimensione storica alle nostre singole vite, essendo essa il tramite per la formazione dell’identità locale e nazionale.

Allora risulta importante dare strumenti agli studenti per costruire memoria.

Le interviste a personaggi che conservano informazioni preziose che non ci sono sui libri, sono preziose per rintracciare la memoria della scuola o meglio dei soggetti (docenti e studenti).

La ricostruzione dei percorsi di nonni e bisnonni stimola interessanti esercizi di memoria generazionale.

Tutto questo è accaduto in un laboratorio di memoria storica condotto nella classe VB della scuola primaria Piaggia, dove il signor Stefano Castellano arzillo 91enne, si è intrattenuto coi ragazzi raccontando loro degli aneddoti che hanno fatto rivivere ricordi agli adulti e restare a bocca aperta i bambini, che hanno rivolto mille domande per soddisfare la loro fervida curiosità.

Con la mediazione della maestra Marilena Lo Schiavo e della prof.ssa Maria Grazia Caliri, gli studenti hanno riflettuto sulla memoria raccolta in relazione all’esperienza personale di un testimone di fatti e “misfatti” della vecchia Milazzo, così da sedimentare storie passate mettendole a confronto con il presente.

La relazione tra memorie di generazioni differenti, ha fatto sì che gli allievi apprendessero le sane abitudini di vita dei nati nel 1928; un cibo fatto di legumi, poca carne, e latte portato a casa dai lattai che lo vendevano in bottiglie.

Un rigore e una disciplina scolastica di allievi che mostravano rispetto ed educazione in classe.

Il signor Castellano ha ricordato agli alunni che dove è stata costruita la scuola Piaggia prima c’era un circo equestre (un capannone con una pista) il cui proprietario era il signor Fiacca e che la sua vecchia scuola elementare era ubicata in via Umberto I, dove c’era la chiesa di Santa Rita, statua custodita dentro la chiesa, che a causa di un bombardamento perse un dito della mano.

La sua memoria, a dir poco sconvolgente per un 91enne, gli ha fatto ricordare anche i cognomi delle sue vecchie maestre: Sciacca, Comandè, Vento.

Attraverso i suoi ricordi gli alunni hanno scoperto che esistevano a Milazzo anche il cinema Aurora e quello delle lucciole e che al bar Castelli erano esposti i cartelloni coi film che i ragazzi sarebbero andati a vedere. E poi?

Anche il suo matrimonio è stata una scoperta, gli alunni hanno appreso che il secondo matrimonio celebrato alla Chiesa Madre, durante la cui costruzione morì un giovane operaio, è stato proprio il suo, nel lontano 28 febbraio 1952 (65 anni di matrimonio) con una cerimonia diversa da quella attuale, il giuramento veniva fatto in sacrestia e poi si svolgeva una breve funzione religiosa.

Il signor Castellano ha ricordato l’operato certosino dei vigili che multavano chi sporcava le vecchie strade mamertine fatte di terra battuta e che facevano tornare a casa chi giocava a pallone nelle vie, le carrozze della vecchia stazione e i vecchi giochi, come un calcio rudimentale, con una calza rubata alla mamma e ricucita con dentro della carta.

E poi gli alunni hanno ascoltato il racconto di guerra, una guerra sussurrata a bassa voce e vissuta con lo sfollamento a S. Marina, S. Pietro, Gualtieri, per sfuggire alle bombe. I ragazzi, nel corso del laboratorio hanno imparato a costruire memoria di sé e a comporre il mosaico della memoria storica, acquisendo maggiore consapevolezza del presente e della propria identità.

La memoria nel laboratorio didattico si è trasformata in esperienza, del resto, la validità dei laboratori di memoria storica è stata affermata da una grande donna: la nota storica e ricercatrice Giuliana Bertacchi che ha scritto: “Rinvenire una storia dei padri, dei nonni, dei fratelli maggiori ha un profondo significato e spesso è in grado di suscitare un autentico interesse nei giovani, che si è soliti definire “senza memoria”.